Robert Duncan Morse: la sua carta d’identità anagrafica ci dice che nasce nel Maryland, a Takoma Park, il 4 gennaio 1951. Quella sportiva che gioca ala, che è terza scelta dei Buffalo Braves ma non ha mai frequentato i campionati professionistici statunitensi.
Arriva subito in Italia, chiamato da Aza Nikolic a Varese; In 9 anni vice con Varese 1 Coppa Intercontinentale, 3 Coppe Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 4 scudetti, 6 titoli di capo-cannoniere.
Il declino di Varese e la voglia di una diversa esperienza lo portano ad Antibes, dove rimane tre anni, prima di chiudere la carriera di nuovo in Italia con la Pallacanestro Reggiana, allora Cantine Riunite. Nei suoi 11 campionati italiani ha realizzato complessivamente 9.785 punti, terzo marcatore assoluto dopo Riva e Oscar.
Il mito. E’ difficile per chi abbia meno di una trentina d’anni capire cosa abbia rappresentato Morse. Quando arrivò in Italia il mondo era un altro. Il campionato si disputava essenzialmente tra tre squadre, Cantù, Varese e Milano, 4 quando arriverà Bologna Virtus; era concesso un solo straniero per squadra, i due soli canali Rai esistenti mandavano il basket in prima serata. E degli Stati Uniti nessuno sapeva niente: da là arrivavano ogni tanto gli Harem e poco più. Quindi l’ “americano” della squadra più forte d’Italia era un mito, una forza, il Basket.
Inutile quindi chiedersi se sia stato realmente il miglior giocatore degli anni ’70 in Italia, se sia migliore lui o Mitchell, cosa avrebbe fatto se avesse avuto 25 anni oggi. Il potere che il suo nome esercita ancora adesso è per gli over 30 enorme, e non necessita di spiegazioni logiche. E poi poche storie, Bob Morse è stato un grande. Il suo alfabeto era ancora più essenziale di quello inventato dal suo omonimo: niente linee e solo punti. Un grandissimo tiratore. Nel suo secondo anno a Reggio adattatosi alla nuova regola del tiro da tre, ridiventa una macchina da canestri, nonostante il gioco controllato della squadra. Ma non solo. Disposto in tutta umiltà a seguire la disciplina tattica chiestagli da Lombardi, ad estenuarsi in difesa, a lottare a rimbalzo, a buttarsi per terra, giocatore ma anche uomo a più dimensioni: amante del teatro, della buona tavola, delle ricchezze naturali e culturali dell’Italia. Avere rivestito Bob Mitraglia con la maglia della nostra squadra è motivo d’orgoglio per tutti noi.

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