Mike Mitchell è nato il giorno di Capodanno del 1956 ad Atlanta. Gioca ala, è alto 2 metri. Dopo l’università ad Auburn, inizia la carriera Pro nei Cleveland Cavaliers, che nel 1978 lo scelgono al 1° giro (numero 15 di scelta).
Nella squadra dell’Ohio rimane 3 anni, nei quali conquista il posto stabile nello starting five, con medie partite superiori ai 20 punti. Nella stagione 81-82 passa agli “speroni” di San Antonio, squadra nella quale rimane 7 anni, giocando accanto a personaggi ben noti anche in Italia, dove chiuderanno la carriera , come Gene Banks, Gorge Gervin ed Artis Gilmore. Mitchell nell’NBA era uno di quelli che contavano. Un califfo da quintetto base, molti minuti e molti punti. Ancora nel torneo 85-86, forse il culmine della sua carriera Pro, era il primo a San Antonio (squadra da playoff) per minuti giocati – circa 36 – e punti realizzati (23.4) con un massimo stagionale di 44. In Italia arriva nel 1988: 2 stagioni a Brescia, discrete per la squadra (media A2) , molto positive per lui che si segnala come grande realizzatore, ingaggiando lotte tiratissime per il titolo di capocannoniere con gente come Dalipagic, Caldwell, e Anderson. Nel 90 deve aspettare che Napoli tagli Greg Butler per tornare nel Campionato Italiano. La squadra cambia ma i buoni vizi restano; in quell’anno tra l’altro Mitchell migliora le sue percentuali nel tiro e dalla lunetta, ed inoltre comincia a diventare uno dei migliori rimbalzasti del campionato. Ancora un trasloco quando l’anno dopo arriva la chiamata da Israele: il Maccabi è squadra di tradizione, vince come al solito il titolo, arriva ai quarti in Coppa Campioni. Scendono però le sue cifre e chi guarda con un occhio a quelle, con l’altro al passaporto, decide che è arrivato il caffè.

MIKE E REGGIO: quando nel ’92 Bernardi, che lo aveva avuto a Brescia, lo vuole fermamente a Reggio, la previsione sulla sua autonomia è di un campionato, massimo due. Da allora Mike è stato il re indiscusso del Palabigi per ben 7 stagioni. E il bello è che più passavano gli anni e meno esistevano dubbi sul fatto che tornasse il campionato successivo. Ringraziando nel frattempo la miopia dei grandi club, che non hanno mai pensato di fargli serie proposte.
Mike the teacher, il professore. Cattedra di basket ovviamente. Perché se volte approfondire il concetto di pallacanestro, capirne la più intima essenza, basta guardarlo giocare. Il suo movimento caratteristico consiste nel ricevere la palla all’estremità bassa della zona dei tre secondi, spalle a canestro, e voltarsi repentinamente lasciandosi cadere all’indietro, flottare nell’aria e quindi fare partire un morbido tiro, proprio quando il difensore che ha saltato per ostacolarlo è in fase di ricaduta. Mitchell non è un tiratore puro, ma un giocatore che la squadra deve cercare di liberare con schemi fatti di blocchi e controblocchi, ma è un grande realizzatore che ama costruirsi l’azione da solo per concluderla in uno contro uno. Lo si può vedere allora segnare in scivolata sulla linea di fondo, cercare l’entrata, muoversi da pivot per uccellare il difensore con un lieve gancio, prendersi il rimbalzo. Ma anche tirare in plastica sospensione , ancorché marcato strettamente. Mettergli le manette è un problema per l’allenatore avversario. Perché un pivot lo può fermare sul piano della fisicità, ma tuttora non compete sull’aglità, il problema opposto se lo marca un’ala, specie se riceve palla in posizione da centro. Non a caso vine sistematicamente raddoppiato se non triplicato, o racchiuso in una difesa a zona che lo ingabbi tra pivot e ala.
Anche l’uomo Mitchell ha vinto alla grande un partita decisiva, quella contro la droga. Ed è ancora oggi un punto di riferimento per chi si voglia impegnare nella stessa lotta. Personaggio schivo e modesto ma conscio del proprio valore: un grande atleta e un grande uomo. Mike ha deciso di ritirarsi dal basket giocato dopo la stagione 98/99, dopo aver raggiunto i 9064 punti segnati in Italia (8° di tutti i tempi). Un grande evento fu organizzato dalla Pallacanestro Reggiana, in un Palasport davvero stracolmo di pubblico, per rendergli onore, il MITCHELL’S DAY, a cui parteciparono tutti coloro che avevano avuto la fortuna di averlo conosciuto da compagno o avversario nelle sue magiche stagioni italiane. Ed il cui incasso venne devoluto in beneficenza alla associazione antidroga di cui ora Mike si occupa in America, la N.I.S.E.R.R. E’ scomparso a San Antonio il 9 giugno 2011 all’eta’ di 55 anni

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